Anteprima: tutti a scuola! In classe con gli Imperatori

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Vindex
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Anteprima: tutti a scuola! In classe con gli Imperatori

Messaggio da Vindex » 31/08/2020, 23:44

Sarà in libreria da domani 1° settembre "Antonino Pio e Marco Aurelio. Maestro e allievo all'apice dell'Impero" di Andrea Carandini - che non ha bisogno di presentazioni - con i contributi di altri studiosi (Rizzoli, pagg. 432, € 24).

Ne dà notizia oggi Paolo Conti sulla pagina del Corriere della Sera dedicata alla cultura mettendo in luce, in particolare, due temi portanti di questo saggio ripresi dalle parole dell'Autore.

Il primo è un confronto impietoso tra il periodo che tradizionalmente si fa coincidere con l'apogeo dell'Impero Romano, quel secondo secolo "aureo" che sboccia con il principato di Nerva (96 d.C.) e sfiorisce con la morte di Marco Aurelio (180 d.C.), e i tempi nostri: tra una gestione della politica e dello Stato affidata alla scelta dei "migliori", persone preparate, competenti, responsabili e quella attuale, in mano a improvvisatori narcisi, insipienti e autoreferenziali. Civiltà e barbarie, per sintetizzare.

Il secondo è il ruolo fondamentale rivestito dalle donne, attraverso vincoli di parentela che legano Traiano a Adriano, Adriano a Antonino Pio e quest'ultimo a Marco Aurelio e che trasmettono ai mariti l'immensa dote dell'Impero.

Due ottimi spunti, due temi di grande attualità che certamente non esauriscono la trattazione dell'opera, ma senza dubbio pungolano all'acquisto del libro (lo compro, lo compro).

Certo, va detto che l'eccezionale filotto imperiale Nerva-Marco Aurelio, in un sistema che non prevedeva regole costituzionali per la successione al trono, venne favorito dal fatto che nessuno di quei reggenti, fino a Marco Aurelio (dopo Nerva, Traiano, poi Adriano e dopo di lui Antonino Pio), lasciò eredi maschi alla sua morte; il sistema delle adozioni consentì così, effettivamente, la possibilità di lasciare l'Impero, di volta in volta, in ottime mani (quelle di Traiano ottime per antonomasia).

Marco Aurelio invece generò Commodo e lo associò al trono, privilegiando il principio dinastico (peraltro caro all'esercito, fattore non trascurabile).

Intendiamoci, lungi da me stabilire un legame causa-effetto tra successione dinastica e tramonto dell'età aurea: i tempi, per svariate ragioni, stavano cambiando e il barometro metteva al peggio, ma questo ci porterebbe, qui, fuori tema. Sta di fatto che i legami di sangue prevalsero anche circa un secolo dopo, quando il progetto tetrarchico ideato da Diocleziano - anch'esso idealmente basato sulla successione del più idoneo - fallì alla prima prova sul campo. Qualche sprazzo di luce ancora ci fu, poi si sa com'è andata a finire. Tutto sempre molto attuale, per riprendere la "polemica" di Carandini.

E' ancora il 31 di agosto, non mi tocca cambiare l'incipit. ;)

Valete
"Per alcuni versi, si tratta di un mondo come il nostro, con i suoi rapidi cambiamenti ed il senso di trovarsi fuori posto che ad essi si accompagna."
(A. Cameron - Il tardo impero romano)

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Caecilius Optatus
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Re: Anteprima: tutti a scuola! In classe con gli Imperatori

Messaggio da Caecilius Optatus » 01/09/2020, 12:37

Ottima notizia, Vindex, hai ragione : "Lo compro ! Lo compro !" potrebbe diventare il nostro motto, una sorta di equivalente del "Thalassa ! Thalassa !" dei 10mila di Senofonte !!!
Lo leggerò con attenzione e grande interesse, l'argomento è affascinante ...
Sono curioso di conoscere i nominativi degli altri studiosi, perchè con sommo rispetto per Carandini, archeologo, ho dubbi sulla sua competenza storica pura.
Penso che la dicotomia erede-successore di sangue/successore scelto tra i migliori sia stata solo una, per così dire, causalità legata al fatto che i migliori tra i Principi non avevano eredi discendenti diretti.
In realtà il principio della successione diretta non è mai venuto meno, posto che l'adozione giuridica romana implicava sempre un vincolo (acquisito) di discendenza, di modo che il soggetto adottato diveniva ad ogni effetto filius dell'adottante, del quale acquisiva anche il cognomen (Nerva Trajanus; Trajanus Hadrianus; Aelius Antoninus; ecc.).
Nella sostanza è come se ciascun Princeps avesse avuto come figlio legittimo il soggetto adottato, la qual cosa ha consentito la trasmissione del potere senza scossoni, di fatto legittimando alcune gentes a gestire il massimo potere come cosa propria.
Per l'esercito l'adozione era equivalente alla discendenza di sangue, che prediligeva e favoriva, per cui in tal modo erano accontentati sia il Senato, che vedeva il potere passare di mano tra gentes di elevato spessore e dignitas, sia l'esercito che considerava l'adottato quale figlio legittimo dell'adottante (fenomeno che è iniziato con Ottaviano il quale, divenuto erede di Giulio Cesare, è stato accettato dai veterani di quest'ultimo quale suo figlio, incrementando la propria popolarità).
Tale situazione è finalmente venuta a cessare con il discendente diretto di M. Aurelio, Commodo, posto che il fenomeno della scelta del migliore poteva generare contrasti (vedi Adriano ed i quattro consolari fatti giustiziare), se l'auctoritas del designante era messa in dubbio (e, con Traiano morente, lo era stata).
L'argomento è affascinante e di competenza di storici eccelsi (da noi il Levi, il Brizzi, per citarne alcuni, quest'ultimo per l'analisi del fenomeno nel III secolo), per cui confido che Carandini si sia appoggiato a studiosi insigni, per non cadere nella banalità, essendo egli insigne ed eccelso archeologo, ma non storico propriamente detto.
Vale.

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Publius Metilius
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Re: Anteprima: tutti a scuola! In classe con gli Imperatori

Messaggio da Publius Metilius » 06/09/2020, 18:25

Avete omnes! Argomenti molto interessanti, sodales. E' vero, Carandini è un archeologo e non uno storico, ma è persona di tale levatura che non dubito possa aver sviluppato senza problemi riflessioni e intuizioni di spessore. Non è detto, poi, che il suo lavoro non sia stato aiutato dalla collaborazione dei suoi numerosi allievi, in una sorta di "progetto" di cui lui poi avrà tirato le fila e accettato onori ma anche responsabilità. Aggiungo solo un commento a ciò che Vindex e Caecilius hanno già dottamente espresso sull'argomento, commento inerente l'importante ruolo rivestito dalle donne nella trasmissione dell'impero: perché questo ruolo non fu sempre positivo e costruttivo, ma spesso destabilizzante e distruttivo nei confronti dell'equilibrio e dell'integrità dello Stato romano. Cito qui semplicemente due esempi: il ruolo eversivo che, anche secondo le fonti, potrebbe aver svolto Faustina minore, figlia di Antonino Pio e moglie di Marco Aurelio (nonché madre di Commodo), all'interno del tentativo di usurpazione del potere nel 175 d.C. da parte di Avidio Cassio, governatore della Siria, nei confronti dello stesso Marco Aurelio; l'affollata partecipazione dei membri femminili della casa imperiale in occasione della congiura che doveva assassinare l'imperatore Commodo nel 181-182: la sorella Lucilla, la cugina Ummidia Cornificia e la nipote Plauzia. Sono sicuro che Carandini avrà dedicato una non trascurabile parte del suo libro anche a questo aspetto. Valete

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